Al Pais di Nuvlon - articolo di Franco Scabrosetti apparso su 'Il Popolo' il 4 marzo 2010 relativo al Comune di Casanova Lonati

 

I Lonati

 

Casanova Lonati appare per la prima volta nel 1250, nell'elenco delle terre del dominio pavese. Era signoria di una famiglia Lonati da cui prese il nome. Apparteneva alla squadra e poi al feudo di Broni, di cui seguì sempre le sorti, nei passaggi dai Beccaria agli Arrigoni di Milano (1536), cui restò fino alla fine del feudalesimo (1797).Nel Medioevo, Casanova appartenne al Comitato di Auce nel piacentino. Successivamente, nel 1386, venne data in feudo al Marchese Bernardo de Lonati, cittadino pavese indicato come "magnifico e potente cavaliere d’armi ducale e fedelissimo al Duca Gian Galeazzo Visconti, Capitano Generale dello stato di Milano". Il Duca volle probabilmente premiarlo per aver partecipato alla cattura di Bernabò Visconti donandogli in feudo alcune località, tra cui Casanova. Dopo tale investitura, al nome Casanova venne aggiunto De Lonati e con la dicitura "Casanova de Lonati", venne indicata in tutti gli atti successivi. La perdita della particella "de" avvenne dopo la rivoluzione francese. La proprietà di Bernardo De Lonati si suppone sia passata ai figli Francesco, Giacomo e Paolo con testamento redatto il 14 gennaio 1420 (introvabile presso l’Archivio di Stato). Con il testamento del 17 luglio 1444 Paolo De Lonati, sposato con Argentina dei Capi di Villanterio (paese dove tuttora esiste una casa dei Lonati), nominò la moglie usufruttuaria di tutti i suoi beni e tutrice dei figli minori, nominando i figli maschi eredi universali in uguale proporzione. Lasciò inoltre alla Pieve di S.Giovanni Battista di Baselica degli Stefani (è l’attuale parrocchia del comune di Casanova) una presa di prati da pascolo e boschivi nella campagna Pavese. Il 19 febbraio 1461, i fratelli Lonati, figli di Paolo, procedettero alla divisione dei beni di famiglia. Vennero così stabilite 6 quote, corrispondenti ad altrettante possessioni. Al figlio Bernardo venne assegnata la possessione di Casanova. Dopo la morte di quest’ultimo (trovato morto assassinato il 22 febbraio 1465) i Lonati vengono citati in un atto del primo Febbraio 1550 dove Giò Maria De Lonati fu Paolo, cittadino ed abitante di Pavia, diede in locazione ai Canevari beni appartenenti alla tenuta di Casanova oltre Po e in un atto del 1680, del Monastero del Carmine, dove risulta che detto Monastero ebbe dai fratelli Giacomo e Giò Maria Lonati, alcuni beni in Casanova ed in Baselica. In tutte le mappe esistenti a partire dal 1600, la località venne sempre indicata come "Casanova de Lonati".

 

Gli Arrigoni

 

Considerando che Casanova era un feudo molto piccolo, unitamente ad altre località della zona dipendeva da un feudo principale; in questo caso Broni. Il feudo di Broni, con diploma Cesareo del 24 maggio 1528, fu concesso dall'Imperatore Carlo V a Pietro Paolo Arrigoni e alla sua famiglia. Successivamente con investitura del novembre 1531, sono i fratelli Galeazzo e Gaspare Arrigoni ad essere feudatari di Broni insieme al suo territorio che comprende, oltre a Casanova de Lonati i territori di Baselica, Bottarolo, Barbianello, Castelletto de Buschis (l’attuale Busca), Cascina Valle, Campo Spinoso, San Cipriano, Cascina Cantarana, Montarco, Pegorara e Vescovera. Dal Focatico dell’Oltrepò e Siccomario, esistente presso l’Archivio storico di Voghera, risulta che a Casanova ci fossero 9 "Fochi" (probabilmente corrispondenti al numero di nuclei famigliari), così suddivisi: 5 massari, 1 fattore, 1 fabbro e 2 famiglie di cittadini. Le due famiglie di cittadini pagavano le imposte direttamente alla "Camera Ducale". L’imposta dovuta per "foco" era L. 4 e soldi 30 da pagarsi in due rate ad agosto e settembre o novembre.

 

I Candiani-Beccaria

 

La terra era in possesso di poche famiglie nobili, i Candiani-Beccaria, i Trovamala, gli Arrigoni, i Lonati, i Bellisomi. Incominciava tuttavia ad affermarsi anche la piccola e media proprietà, anche in virtù dell’editto di Maria Teresa d’Austria e del figlio Giuseppe II che prevedeva, per i livellari (ossia i coltivatori dei fondi con l’obbligo di migliorarli), la possibilità di acquistare i fondi stessi.In Casanova, verso la fine del ‘700, le nove famiglie iniziali erano già circa un centinaio.Tre sono i palazzi di maggior spicco esistenti nel comune, tuttavia una citazione merita quello dei nobili Candiani-Beccaria. Il palazzo di questa nobile famiglia, annetteva una cappella (tuttora presente ed usata per le funzioni religione del paese), fatta erigere verso la fine del ‘700 da Giovanni Battista Candiani e dedicata a Sant'Eurosia di Jaca e alla Madonna della Neve. Affacciato all’interno della chiesa, vi era un balconcino (ora chiuso) dal quale i proprietari del palazzo potevano assistere alle funzioni religiose.L’ultima discendente di questa nobile famiglia fu Donna Isabella Vedova Fabbri (il marito fu anche sindaco del paese). Deceduta senza eredi nel 1866, lasciò le sue proprietà ai nipoti Luigi e Carlo Porta di Milano, i quali provvidero successivamente ad alienarla. Con il suo testamento Donna Isabella, volle essere sepolta nella cappella e probabilmente così avvenne perché, al centro della stessa, esiste una tomba. La salma venne poi traslata nel cimitero del paese, costruito agli inizi del 1900, dove giace tuttora in una tomba sormontata da un monolito di granito rosso. Ancora oggi un gruppo di fabbricati, denominato "Località Candiana", ricorda gli antichi proprietari. Sicuramente questa cascina fu abitata dai contadini che lavoravano alle dipendenze della famiglia.

 

Casanova oggi

 

La storia testimonia che nella II Guerra d’Indipendenza (1859), una divisione del 12° Ussari sostò a Casanova Lonati in attesa di muovere verso Casteggio e Voghera. Questi, di ritorno dalla battaglia di Montebello commisero ogni sorta di angherie e soprusi a danno della popolazione sia di Casanova che dei paesi vicini. Fino al termine della II Guerra Mondiale, l’economia del paese era basata sull’agricoltura, con coltivazioni di cereali e prati e dove il frumento rappresentava oltre il 60% della superficie seminativa, con una resa media dai 18 ai 20 quintali per ettaro. (Nell’ultimo ventennio del 1800, la resa del frumento si aggirava dai 6 agli 8 quintali per ettaro). La produzione di frumento è sempre aumentata sia in termini di superfici coltivate che in resa del prodotto, tanto che, dopo la II Guerra Mondiale, l’affermarsi della motorizzazione, le sementi maggiormente selezionate e l’introduziuone di fertilizzanti chimici, ha permesso di ottenere rese di produzione che variano tra i 45 ed i 60 quintali per ettaro. Un’altra coltura intensamente diffusa era il granoturco, che dava una resa di circa 40 quintali per ha e serviva principalmente per uso alimentare. Ora, questa coltivazione è sensibilmente diminuita, ed il prodotto viene utilizzato prevalentemente come foraggio per il bestiame. Anche la produzione vinicola, un tempo abbastanza fiorente ora è quasi completamente scomparsa, sostituita da altri prodotti (barbabietole da zucchero e pomodori). Fino agli anni 30/35 veniva praticata con buoni risultati anche la bachicoltura e nella zona erano presenti molte piante di gelso. Ora questo genere di coltura è stato abbandonato ed anche il numero delle piante di gelso è notevolmente diminuito. Con la chiusura nel 2007 dello zuccherificio di Casei Gerola, anche la produzione di barbabietole ha subito un brusco arresto.Casanova, nel secolo scorso arrivò ad avere una popolazione di 655 abitanti, la maggior parte dei quali impiegati in agricoltura; dall’ultimo censimento ne conta 477; una riduzione dovuta sia all’emigrazione sia alla mancanza di nascite.Le poche aziende artigianali a conduzione familiare presenti prima della II Guerra Mondiale sono ora state sostituite da piccole industrie che occupano un certo numero di dipendenti sia del paese che dei paesi limitrofi, riuscendo così a creare un discreto benessere fra la popolazione. A testimonianza di ciò sono le numerose abitazioni sia singole che condominiali sorte negli ultimi anni.

 

Santa Eurosia Da Jaca

 

Compendio storico su Sant´Eurosia vergine martire di Jaca in Tarragona a cui è dedicata la chiesa e l'oratorio di Casanova Lonati.Nella Spagna Tarragonese, che giace ai piedi dei Pirenei, vi è una sola diocesi vicinissima ad essi, quella di Jaca. La città si trova presso il fiume Aragone (da cui il nome della regione Aragona). Il fiume passando dai Pirenei a mezzogiorno volge il suo corso ad occidente. Con un corso simile per la medesima diocesi passa il fiume Gallega che si congiunge poi con 1’Ebro. Oltre il Gallega poco lontano da Jaca, al di qua del torrente Bassa, si trova Ayerbe (o Hiebra o Yebra), nei pressi della quale è presente una caverna, al di sotto di una rupe, che la leggenda vuole abbia offerto nascondiglio a Sant´Eurosia. Non lontano da questo luogo si può trovare una fonte, che porta il suo nome, quasi a voler significare che fosse scaturita dalle preghiere della santa per soccorrere i compagni travagliati dalla penuria d’acqua, cosa che, essendo il fiumiciattolo sopra nominato così vicino, appare scarsamente credibile. Ammettiamo pure che quella fonte sia vicino alla caverna, e perciò sia stata adoprata dalla stessa santa, e questo basta, per dar ragione della denominazione assunta. L´"Epistola spagnola", insieme con una lettera credenziale, firmata dai giudici giurati della città di Jaca e munita del sigillo cittadino del 19 maggio 1568 veniva spedita per persuadere i re a prestare la loro opera di intercessione presso il pontefice Pio V insieme con Filippo II, re di Spagna, al fine che la santa, figlia del re di Boemia (cosi si credeva a Jaca), venisse ritenuta degna della solenne canonizzazione dei santi, e che perciò 1’officio liturgico, che su di lei si recitava in quella sola città, divenisse comune a tutta 1’Aragona e altresì a tutti i regni della Spagna. Ecco parte del contenuto dell’Epistola: "Tramandano che, nella caverna, la santa sia stata catturata dai Mori insieme con i compagni. Eurosia, rifiutatasi di divenire la sposa del comandante dei barbari venne uccisa e il corpo di lei, avvolto in una pelle e trasportato da un pastore di pecore esortato a far ciò da un angelo. Al passaggio del corpo della santa le campane suonavano spontaneamente. Destati dal richiamo di queste, il vescovo e il clero del luogo, usciti fuori di casa, andatale incontro sulla via, 1’avrebbero accolta con reverenza e collocata nella cattedrale del medesimo luogo dove, fino ad oggi, si conserva con grande venerazione. La sua intercessione viene invocata in modo particolare per ottenere la pioggia tutte le volte che manca. Infatti le sacre reliquie di Eurosia non possono essere portate in processione all’aperto, senza che, nello spazio di tre giorni, non sia data pioggia copiosa dal cielo. Il sacro corpo si conserva compatto ed emana da se soave odore. Il capo, anch’esso ancora integro, viene invece conservato nel luogo del martirio. Quando il vescovo Giovanni di Navarra volle prendere, per se, una qualche particella della reliquia, d’improvviso, scaturì dalla ferita sangue vivo che, raccolto in una pezza di cotone, venne conservato. Fino ad oggi nella medesima pezza di cotone questo sangue continua a sussistere e ad accumularsi. Si celebra la festività il giorno dopo quella di San Giovanni Battista, quando a Jaca e nei luoghi circonvicini accorrono gli abitanti di più di 100 villaggi. Anche il corpo stesso della santa viene esposto alla vista". Che cosa poi sia accaduto e fino a che punto sia andata avanti la trattativa a Roma, non si trova scritto in nessun luogo. In particolare alcuni testi dicono che il pastore che aveva ritrovato il corpo aveva suonato egli stesso le campane al fine di richiamare l’attenzione del clero. Alcuni testi sostengono che durante la persecuzione indetta dal perfido re di Cordoba Abdarragma contro i cristiani di Spagna, fra i santi che subirono il martirio, fu la beata Eurosia; il corpo di lei fu portato nella città di Jaca, dove Dio offrì miracoli per intercessione di lei.Nella "Cronaca generale della Spagna", viene narrato che dopo la vittoria riportata dai cristiani nell’anno 938 a Settamanca, sul suddetto re di Cordoba, costui, imputando quel successo, da parte dei cristiani, alla sua eccessiva indulgenza verso di loro, incominciò a perseguitarli. Il testo prosegue dicendo "La santa Eurosia veniva tenuta in grande venerazione a Jaca, tra i montanari dell’Aragona, dove si trova il suo sacro corpo, che, scoperto a seguito di una rivelazione celeste, fu trasportato nella cattedrale della stessa città. I Mori le inflissero il martirio, mozzandole le mani e i piedi". (Senza mani e piedi viene rappresentata nel dipinto della nostra chiesa a Casanova Lonati).Per quanto riguarda l’origine boema della santa, che gli Jacensi dicono fosse stata promessa sposa al figlio del re di Spagna, non è dimostrabile in base ai testi della tradizione boema. Il nome greco significa ”di buona costituzione corporea o di indole interiore”, che non suona affatto straniero, figurarsi se boemo, cioè slavo. Questo fa sembrare verosimile che la santa non sia stata straniera ma indigena della Spagna, dove i nomi greci furono abbastanza familiari, come provano le Sante Leocadia, Encratis, Leocritia, Eulalia, ed altre. D’altra parte, Roderico, 1’ultimo re dei Goti (sotto il regno del quale ella sarebbe dovuta venire alla luce secondo il breviario di Jaca), non ebbe alcun figlio a cui ella sarebbe stata chiesta come sposa, come d’altra parte nemmeno i re d’ Aquitania, uno dei quali la stessa avrebbe avuto come genitore. Un altro testo Jacense, scritto al fine di smentire le dicerie di uno storico che riteneva falsa la provenienza boema della santa, dice: "Il giorno 10 febbraio 1493, Frate Giovanni di Monteoliveto del regno di Boemia venne nella città di Jaca per visitare il corpo della Beata Eurosia e disse che quel nome Joannes Lodici, re di Boemia, Slavonia e Albania, era del padre della succitata Eurosia e il nome della madre di lei era Eulalia, il nome del fratello era Carmonio Lodici; il nome della zia materna Marziana Lodici, il nome della città Laspica; furono battezzati in una chiesa santissima intitolata in onore di Sant´Eusebio; i loro santissimi corpi riposano in un santissimo monastero dell’ordine di San Benedetto, in onore dei SS. Fabiano e Sebastiano, vicino alla citta di Laspico, al IX miglio da essa". Chiaramente questo testo era scaturito dalla mente spagnola e non dal frate Boemo. Tutto questo indusse a parlare di lei in vari testi in maniera oscura. Si riteneva che ella avesse subito il martirio nel sec. X al tempo del Conte Garcia a Cordoba. Eurosia non è però da considerare tra i martiri cordubensi del X sec., perché non riportata in nessuno degli scritti antichi relativi a quel periodo. Si dice anche che il vescovo Acisclo, zio paterno della vergine, e il fratello della medesima, Cornelio, sarebbero stati uccisi insieme. Queste sono però molto probabilmente fantasie popolari entrate nella leggenda dal momento che non si trova da nessuna parte culto di essi, né si narra che siano mai stati trovati i loro corpi. Probabilmente questo strano credo è dovuto al fatto che al tempo della distruzione barbara il vescovo di Osca, detto Acisclo, insieme con la sua servitù, abbia trovato nascondiglio nella caverna di S. Eurosia e abbia trovato lì la morte. Si parla di ”vescovo oscense”, non ”Jacense”, perché la città, per quanto antica, non ebbe un tempo sede episcopale. Solo quando fu celebrato il concilio di Jaca, attorno al 1061, fu deciso che fosse usato il termine ”vescovo Jacense”, fino a che non venisse ripresa la città di Osca dalle mani dei Mori che l’avevano conquistata.Questo avvenne nell’anno 1096 . Se dunque Jaca avesse avuto un vescovo nel momento in cui il corpo di Sant’Eurosia veniva riportato in città, l’anno dell’avvenimento non poteva corrispondere al 935, perché Jaca non era diocesi. Giovanni di Navarra (il vescovo che fece scaturire sangue miracoloso), fu quindi vescovo di Osca, dall’anno 1480 all’anno 1526, dal momento che da circa quattro secoli avevano cessato di esistere vescovi a Jaca. Un certo de Tattis, storico di Como, era del parere di considerare Eurosia aquitana. La morte a cui andò incontro nell’anno 1686 interruppe però le sue ricerche. Come S.Eurosia arrivò successivamente in Italia? Sempre da de Tattis, si viene a sapere che qualche reliquia era stata traslata a Como, ma era cosa tanto esigua, da non meritare di essere ricordata. Nel frattempo, possediamo, edito dallo stesso autore, nell’anno 1675, il Martirologio Novocomense sui santi propri di questa chiesa, dove, al capitolo relativo al 26 giugno, si legge cosi: "A Como Nuova, nel sacro tempio loretano, la celebrazione votiva di Sant’Eurosia vergine e martire ecc...". Nello sesso testo 1’autore, dopo aver mostrato che non si sarebbe potuto credere boema la santa e nemmeno sorella di San Venceslao, dal momento che la sua unica sorella fu Premislava, propende a credere che ella abbia patito il martirio a Cordoba. Sostiene inoltre che sia stato promesso dal cielo alla santa, sul punto di morire, "che, tutte le vlte che fosse stata invocata dai fedeli di Cristo per ottenere pioggia o contro una qualsivoglia tempesta, la loro preghiera dovesse essere esaudita".
E ancora: "Anche la pianura padana sperimentò 1’aiuto della vergine proprio in quegli ultimi tempi, la pianura padana, che, scolvolta da frequenti tempeste e turbini, si doleva che le sue messi fiorenti venissero, di anno in anno, distrutte.Ma, non appena invocò il nome di Eurosia, subito trovò il rimedio, che desiderava ardentemente, alle sue afflizioni. La regione di Como Nuova abbracciò la religione di Milano".
Questo credo fu introdotto dagli spagnoli che avevano sotto il loro potere la città: "la suddetta regione, colpita, fra le altre cose, da frequenti tempeste, piangeva con dolore inconsolabile le sue sventure. Fu aggiunta a tutta la provincia Eurosia come patrona nell’anno 1661, nel sacro tempio loretano, dai padri della congregazione somasca; e come patrona viene venerata ogni anno, in un rito solenne, dai cittadini in un giorno, in cui non solo dalla citta ma anche dai villaggi vicini confluiscono in gara gli abitanti, per impetrare il nume della Vergine, con 1’intercessione della santa, perché la Vergine, storni, per i meriti di Quella, le sventure incombenti".Si dice che da quel momento, anche le grandini che stavano precipitando, per intercessione di Eurosia sempre più spesso o venivano ridotte al nulla, o erano portate da un’altra parte. Per tradizione l’onomastico è festeggiato il 25 giugno in corrispondenza del giorno in cui fu martirizzata .
Si pensa che la santa fosse stata uccisa nel 714, ma la tradizione popolare la vuole fra i martiri dell’838 di Cordoba, quando i cristiani ebbero la meglio sui loro persecutori.Tratto e adattato da "Acta Sanctorum" dal Geom. Carlo Scovenna

 

La chiesa e l'oratorio

 

Oratorio di Santa Maria della Neve e Santa Eurosia
Oratorio di Casanova Lonati
Anno di fondazione 1989
via Roma, 10E
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Breve storia
La cappella di Casanova Lonati fu  fatta erigere verso la fine del ‘700 da Giovanni Battista Candiani ed era parte integrante del palazzo  una volta appartenuto alla nobile famiglia Candiani-Beccaria. Essa era ed è dedicata a Santa Eurosia e alla Madonna delle Nevi. Affacciato all’interno della chiesa, vi era un balconcino dal quale i proprietari del palazzo potevano assistere alle funzioni religiose. Attualmente con la ristrutturazione del palazzo il balconcino è stato chiuso. Donna Isabella  l’ultima discendente di questa nobile famiglia, con il suo testamento volle essere sepolta nella cappella e probabilmente così avvenne perché, al centro della stessa, esiste una tomba. La tomba è però vuota. Molto probabilmente la salma venne traslata nel locale cimitero dove giace tuttora in una tomba sormontata da un monolito di granito rosso.  La cappella fu donata dagli eredi ai cittadini di Casanova.
Nell 1989 il parroco don Mario Bonati decide di creare accanto alla chiesa, un luogo di incontro per i giovani. Nasce così l’Oratorio di Casanova Lonati.


S.Messe
Nella Chiesetta dell’Oratorio di Casanova Lonati si celebra la S. Messa la domenica alle ore 16.30 (Ora Legale) o alle 17.00 (Ora Solare). La Chiesa Parrocchiale, intestata a San Giovanni Battista, si trova a Baselica Stefanone. La S. Messa viene celebrata la domenica alle ore 11.
Orari di Apertura
Orari di apertura dell´Oratorio: tutti i giorni dalle ore 16 alle ore 18. Periodo estivo: 16-18 + 20.30-22.30.


Festa Patronale
L´Oratorio di Casanova Lonati si occupa dal 1993 dell´organizzazione della Festa Patronale. Ogni anno propone un ricco calendario di manifestazioni ed iniziative.
Al Dì dla Festa cade la terza domenica di Settembre.


Compagnia Teatrale
Da un gruppo di catechisti e dall’aiuto costante di molti genitori, nasce nei primi mesi del 1997 l´idea di fondare una piccola compagnia teatrale rivolta al coinvolgimento dei bambini della parrocchia. A tale compagnia viene dato il nome ABC (teatro abc).

 

Territorio e origini

 

Casanova Lonati è un piccolo paese in provincia di Pavia, situato sulla destra del fiume Po ai piedi delle colline. Ha una superficie di 4,58 Kmq., un´altezza sul livello del mare di 64 m e dista circa 18 Km dal capoluogo. Da una mappa dell´Agro Ticinese, prima dell’era Volgare Casanova non esisteva. Era invece riportata la località di "Baselica Stefani", a oriente della quale scorreva il torrente Scuropasso, in prossimità della zona dove ora sorge il cimitero di Albaredo.La prima traccia storica del paese si trova in una mappa del 1654. Come documenta la suddetta mappa a causa di un´alluvione, il torrente cambiò percorso, passando ad ovest di Baselica ed avvicinandosi al territorio di Casanova. Tra il 1654 ed il 1786 avvenne un nuovo cambiamento che lo portò a passare ad ovest del paese, delimitandone così il confine occidentale.Il territorio era senza strade, spesso allagato dai piccoli corsi d´acqua che lo solcavano e soprattutto dalle acque del fiume Po, non trattenute, come sulla riva opposta, da terrazzati. Sicuramente vi era una vegetazione di tipo palustre e arborea.Non si conosce con precisione la data di fondazione del paese, tuttavia si può pensare che i primi insediamenti siano sorti, nella parte alta della zona, 4 o 5 secoli prima dell’era Volgare ad opera dei Liguri, che occupavano tutto il territorio a destra del fiume Po fino al fiume Trebbia.Molto probabilmente l’opera di bonifica del suolo e di colonizzazione fu dei Romani; la toponomastica, infatti, non serba tracce della caratteristica desinenza ligure in "asco", mentre in tutta la zona vi sono località di origine romana.A circa un centinaio di metri dal confine ovest del territorio comunale, ad esempio, passa una strada romana, ancora praticabile, costruita in una zona leggermente più elevata rispetto alle campagne circostanti. Essa si innesta nell’attuale via Emilia, nella zona dell´antica Camillomagus (l´odierna Cassino) e permetteva di raggiungere facilmente i campi trincerati di Clastidium (Casteggio) e di Placentia (Piacenza).Nel periodo era usuale indicare i nome delle località derivandoli da attività operative o di colonizzazione. Casanova, Ca’ Nova, Casenuove... sono alcuni nomi di agglomerati sorti in zone bonificate.

 

Casanova de' Lonati

 

Il 19 Febbraio 1461, i fratelli Lonati, figli di Paolo, procedettero alla divisione dei beni di famiglia. Vennero così stabilite 6 quote, corrispondenti ad altrettante possessioni. La differenza di valore fra tali possessioni, venne compensata in somme di denaro variamente rateizzate. Venne precisato che: ad Antonio venisse assegnata la possessione di Rognano (circa pert. 1120) con diritto di ricevere somme di denaro dai fratelli assegnatari delle possessioni di Villarasca, del Cantone e di Casanova. A Bernardo venisse assegnata la possessione di Casanova (circa pert. 775). Con atto del 8 Luglio 1428, i fratelli Landolfi e la Sig.ra Maddalena de Bossi, loro madre e tutrice, per maritare la loro sorella e figlia Franceschina, vendettero alcuni beni nella tenuto di Casanova Oltre Po, a Bernardo Lonati. Con una lettera del 22 Febbraio 1465, Alessandro di Castiglione, Podestà di Pavia, notificò al Duca di Milano, che Bernardo Lonati (proprietario dei beni di Casanova), fu trovato morto nella casa di Odoardo di Morbio e che, dopo investigazione fu arrestato il cognato di detto Odoardo, per omicidio. Successivamente con una lettera del 24 Febbraio dello stesso anno, il Podestà precisò che l’omicidio di Bernardo avvenne mentre questi andava dalla donna di Odoardo Morbio, assente, la quale aveva in casa un fratello per difenderla dal Sig. Lonati. Il primo Febbraio 1550 il magnifico Giò Maria De Lonati fu Paolo, cittadino ed abitante di Pavia diede in locazione ai Canevari beni appartenenti alla tenuta di Casanova Oltre Po. Con atto del 1680, del Monastero del Carmine,risulta che detto Monastero ebbe dai fratelli Giacomo e Giò Maria Lonati, alcuni beni in Casanova de Lonati ed in Baselica. In tutte le mappe esistenti dal 1600 in poi, la località venne sempre indicata come "CASANOVA DE LONATI".(Cenni storici tratti dalla ricerca svolta dal Geom. Carlo Scovenna)

 

Detti e proverbi dialettali

 

La paga ad Cedor (La paga di "Cedor")
Cedor, noto personaggio vissuto anni fa in Casanova, era solito invitare i ragazzotti a lavorare, per esempio per spargere il granturco sull´aia. Poi per non pagarli li cacciava via urlando, inseguendoli con uno scudiscio e sostenendo che gli avevano rovinato tutto il raccolto. Nasce quindi questo detto, rivolto a chi dopo aver fatto un lavoro, oltre a non essere pagato, viene anche maltrattato.
Lo stesso Cedor era proprietario di un vigneto sito dove un tempo sorgeva il vecchio cimitero. Invitava sempre la gente a mangiare a casa sua e dopo aver dato loro il vino li informava che "era quello dell´uva del cimitero" rovinandogli la digestione.


I'en tut catanai da danè! (Sono tutte chinchiglierie da soldi!)
Frase indirizzata a tutti gli oggetti molto costosi, ma inutili.


I'en rob da ciod! (Sono cose da chiodi!)
Serve a sottolineare la stranezza di un evento oppure la meraviglia davanti a qualcosa di imprevisto.


Pirlincion e'l tripé (Pirlincion ed il treppiede)
La mama ad Pirlincion ag disa da andà al marcà par cumprà un tripè nov. Pirlincion al và. 'niend indrè, ghé du strà. Alura Pirlincion al meta in tera al tripé e 'gh disa: "Ti at vè a cà da lì e me vo a cà da chi e varduma ch'è cal fà prima!". Pirlincion l'ariva a cà tut ad cursa e sò ma 'gh disa: "Pirlincion, indel al tripé?". E Pirlincion: "E dì ch'l gà tri pe! Me che g'no 'ammà du sò bele che r'ivà!".La mamma di Pirlincion gli chiede di andare al mercato per comprare un treppiede. Pirlincion và. Venendo in dietro ci sono due strade. Allora Pirlincion mette in terra il treppiede e gli dice: "Tu vai a casa da quella strada, io da quest'altra e vediamo chi arriva prima!". Pirlincion arriva a casa di corsa e la mamma gli dice: "Pirlincion, dove è il treppiede?". E Pirlincion: "E dire che ha tre piedi! Io che ne ho solo due sono già arrivato!".

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